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mercoledì 14 settembre 2011

LE IDEE DI MATILDE SUL DUCE

Riporto qui un estratto del libro in cui Sara, che scrive il diario tra il 1943 e il 1945, parla della zia Matilde, del suo modo di essere e del suo pensiero nei confronti del fascismo:


"Io vedevo la vita della zia come un qualcosa di strano ed allo stesso tempo affascinante e proibito e non sapevo mai bene se imitarla o, in certi momenti, specie quando ne sentivo parlare dai miei, compatirla. Avevo sempre questi pensieri, a volte m’immaginavo trasformata in un ragazzo per quelle folli idee di libertà, di una vita mia, con le mie sole forze su cui contare e non comprendevo perché indossare delle braghe di fustagno fosse peccato.

 Una volta il signor curato, vedendola abbigliata da maschio, le ricordò che il Signore aveva stabilito che le donne dovevano indossare vesti e che, se non aveva più gonne in casa, la perpetua sarebbe stata lieta di cucirne una per lei. La Matilde scoppiò a ridere come al suo solito, domandando al signor parroco se per caso i preti, che indossano la tonaca, fossero in realtà delle donne. 

Quando era da noi, mentre mia madre cucinava lei leggeva, commentava le notizie del giorno cercando invano di coinvolgere mio padre. Lui non condivideva i modi della Matilde, quel rifiuto di “stare al suo posto” e non di rado cercava di umiliarla, senza tuttavia riuscirci, ricordandole che quelle erano robe da uomini. 

Fin dall’inizio, alla zia non è mai piaciuto il Duce e non ha più cambiato opinione. Una volta acciuffò me e Renzo mentre, vestiti con la divisa dell’Opera nazionale Balilla, raggiungevamo il sagrato della chiesa per gli esercizi ginnici del sabato. Ci spogliò e, dopo averci rivestiti con altri abiti, ci disse di andare a giocare, che sicuramente il nostro fisico ne avrebbe tratto maggiore giovamento.

“Sono due porci, quelli lì. Sono stati capaci solo di urlare in piazza alla gente sciocca che li applaudiva” l’ho sentita dire una volta, riferendosi al Duce e Hitler, dopo un comizio di Mussolini trasmesso per radio, seguito da Galeazzo “testa di cazzo” Ciano, come dice lei riprendendo uno sfottò popolare.

 Detesta il Duce per molte ragioni, soprattutto per quello che pensa delle donne, e ripete spesso che lei si sente tale anche se non ha ricevuto alcuna medaglia al merito o un premio in danaro durante una cerimonia pubblica per aver partorito dodici figli per la Patria, perché non potrà mai riconoscersi nel “Credere, obbedire, combattere e..partorire!”.

mercoledì 12 gennaio 2011

Cos'è La Strada di casa...piccola trama



La strada di casa è nata alla fine del 2006 su Lulu.com, in seguito ripubblicata anche con l’editore Uni-Service di Trento. L’idea era quella di parlare di donne, di come sia a volte difficile esserlo e soprattutto cosa significhi vivere in un mondo che non accetta le donne indipendenti ed emancipate, come accade nel libro al tempo del Fascismo.

La narrazione parte nel 2005 dalla storia di Anna, una donna nata nel secondo dopoguerra che ha una propria vita da donna autonoma e che si trova a dover fare i conti con la grave malattia della madre, ricoverata per ictus. Anna, che possiede una fioreria, sente per caso le chiacchiere di due clienti che attendono di essere servite: parlano di un orologio, e ad Anna riaffiorano molti ricordi.

Nel tentativo di recuperare il proprio passato, sentendosi in colpa perché la madre non può opporsi alla violazione della sua privacy, Anna trova per caso un diario, risalente agli anni 1943-45, scritto da sua madre, allora una giovane donna appena sposata. Inizia a leggere la storia di Sara, sua madre, che prende vita propria e narra lei stessa gli accadimenti di quel periodo. Oltre agli orrori della guerra (tra cui i ragazzi del paese caduti a Cefalonia) Sara conoscerà l’amore, ma un amore per tutti sbagliato: quello per un tedesco, giunto in paese dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943. Un uomo costretto a combattere, ma che ha in dispregio la politica di Hitler e tutto ciò che ne consegue.

La relazione viene tenuta nascosta ma quando Sara si scopre incinta i due decidono di fuggire. Lontano, dalla guerra, dalla gente, da tutti, per ricostruirsi insieme una vita. In questa storia si trova anche Lucia, la suocera sospettosa e rigida di Sara, il marito rientrato dalla Russia e per misteriosi motivi costretto ad allontanarsi di nuovo a Torino e soprattutto la zia Matilde, vera femminista ante litteram.

Matilde ha conosciuto il dramma della povertà, dell’emigrazione verso l’America, ha cresciuto una figlia da sola, non si è mai risposata e fa la postina. Vive con denaro suo, fa la vita che a quei tempi poteva fare, semmai, solo un uomo. Poi, diventa anche staffetta partigiana. L’affetto che lega Matilde a Sara traspare dalle pagine del libro ed è uno dei fili conduttori della vicenda. Mentre Anna legge il diario è in viaggio, alla ricerca del suo passato, perché, alla fine, il diario nascondeva un segreto.

La strada di casa è quindi un viaggio vero, tra il Trentino, dov’è ambientata la vicenda, la Germania e la Polonia, ma è anche e soprattutto un viaggio nell’animo delle donne, delle loro scelte e, sempre, del loro coraggio, anche nelle situazioni più drammatiche.