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giovedì 14 gennaio 2016

SU FACEBOOK IL GRUPPO TUTTI I LIBRI DELLA SCRITTRICE LARA ZAVATTERI



Vi invito a venirmi a trovare su Facebook e se volete ad iscrivervi al mio gruppo “Tutti i libri della scrittrice Lara Zavatteri”. Si tratta di un modo per avere, in un unico posto, tutte le novità di tutti i miei libri, che trovate anche su www.larazavatteri.blogspot.com.

Vi aspetto su Facebook nel mio gruppo!

Lara Zavatteri

giovedì 26 marzo 2015

LEGGETE UN Pò DELLA STRADA DI CASA




Sul sito di Edizioni Del Faro potete dare una sbirciata e leggere un pò del libro, così da comprendere di cosa parla e lo stile.

Volete dare un'occhiata? Cliccate qui

http://www.edizionidelfaro.it/libri/la-strada-di-casa

e su "sbircia il contenuto"  sotto l'immagine del libro.

Nel blog (sulla colonna) trovate un report gratuito da leggere, potete acquistare il libro sul sito edizioni del faro o richiedendolo a me (larazavatteri@gmail.com) a Mezzana in val di Sole mi trovate di fronte all'hotel Salvadori.

mercoledì 29 ottobre 2014

ANCHE LA STRADA DI CASA AIUTA IL WWF




Anche il libro La strada di casa partecipa al mio progetto di aiuto per il WWF. Richiedendomi una copia 2 euro saranno accantonati per adottare una specie a rischio del WWF, nel mese di novembre. Grazie a questo libro e agli altri che ho scritto riuscirò a portare a termine 3 adozioni (30 euro ciascuna), credo per due specie delle Alpi e una polare (ma non è ancora sicuro, vi aggiornerò).

Inoltre il libro si può acquistare a questo link, dove potete anche farvi un’idea leggendo un’anteprima. Vi aspetto sul sito oppure se volete contribuire per il WWF richiedetemelo anche a larazavatteri@gmail.com. Grazie!

giovedì 18 settembre 2014

L’AMORE IMPOSSIBILE TRATTO DA UN FATTO VERO





In La strada di casa si racconta di un amore impossibile, quello tra Sara, una donna sposata infelicemente, con un fratello partigiano che è stato ucciso (siamo durante gli anni della seconda guerra mondiale) e il soldato Alexander, che non vorrebbe fare la guerra ma ci è stato costretto. Un amore breve e tragico, che è stato ispirato da un fatto reale, anche se in quel caso si tratto di un sentimento solo accennato, fatto di occhiate, sorrisi e qualche confidenza, con la promessa di ritornare da parte del soldato, che però non tornò mai. Nel libro si parla di questo amore impossibile che però non è mai scomparso e ha lasciato un mistero dietro di sé, che toccherà ad Anna, la figlia di Sara, scoprire. Potete trovare il libro anche online al sito


dove leggere qualche anticipazione gratuitamente. Vi aspetto!

martedì 31 luglio 2012

ESTRATTO DAL LIBRO-IL CARATTERE DELLA ZIA MATILDE


In seguito, stanca delle mie domande nate dopo aver ascoltato quei discorsi, la mamma mi raccontò la storia della Matilde. Nei primi anni Venti, quando io ero piccolissima, la zia emigrò in Merica, a Buenos Aires, con suo marito. Pier Cesare De Bello, detto Cesare, che nonostante il nome bello non era davvero secondo mia madre, era un uomo di mezza statura, corporatura robusta e quasi grasso, un naso adunco e dei favoriti lasciati crescere senza cura, che sfigurava di fronte alla Matilde, alta, snella e con i lineamenti decisi ma al contempo delicati, che ne facevano una vera bellezza. Apparteneva ad una delle famiglie più ricche della zona che possedeva terreni un po’ in tutta la vallata, ma lo stesso Cesare aveva mandato in rovina i suoi e nessuno sapeva bene per quali motivi; la madre, caduta in disgrazia da un giorno all’altro, era morta di crepacuore.
 Lui, forse per cercare di alleviare il suo tormento e allontanarsi dal rancore del padre e dei fratelli, aveva deciso di salpare oltreoceano in cerca di fortuna. Ma appena qualche mese dopo il loro arrivo, scoppiò un’epidemia di tifo che uccise Cesare, lasciando la Matilde sola con mia cugina Maria di un anno ed una montagna di debiti. Il marito infatti doveva dei soldi al proprietario di una terra, un piccolo appezzamento che aveva acquistato promettendo di pagare un po’ per volta. Sperava forse di ricavarne qualcosa lavorando la terra e coltivandola, però la zia scoprì che non valeva nulla e l’aridità del terreno era tale da non permettere a nessun tipo di coltura di attecchire. Lei aveva estinto i debiti con il truffatore lavorando come serva in un’osteria locale. Gli abitanti del villaggio la chiamavano scherzosamente la “Piedra”, la Pietra, un modo per definire il suo carattere ostinato, ed osservavano con curiosità il suo tragitto verso la locanda, ogni giorno per mano ad una bambina sempre più magra; se la trascinava dietro non sapendo a chi affidarla. Prometteva alla figlia, ma in realtà più a se stessa, di ritornare in Italia, cercando di farsi coraggio e tirare avanti. Non era semplice. Avevano le scarpe bucate e vestiti stracciati, ma la zia aveva rifiutato qualsiasi forma d’aiuto, specialmente quello di suo padre. 

Dopo la morte di Cesare aveva scritto al paese e la famiglia immaginava in quali condizioni sopravvivessero madre e figlia. I genitori spedivano lettere offrendole aiuto, anche a costo di grandi sacrifici, ma lei rifiutava sempre. Quei rifiuti le costarono parecchi mesi di lavoro, in un paese che non amava, ben lontano dalle speranze che erano state sue e di Cesare.
Solo dopo un anno e mezzo che lavorava all’osteria riuscì a mettere da parte il danaro per pagare la traversata via mare. Al paese la gente era sorpresa per il suo mancato ritorno dopo la scomparsa del consorte e pensavano che la Matilde si fosse già trovata un altro uomo mentre a Buenos Aires, dove la zia aveva conosciuto diversi amici, la vedevano partire con un groppo in gola e la salutavano sventolando fazzoletti sul molo, ammirando la dignità di quella donna che era stata capace di farsi forza.
Tornava al paese che aveva lasciato e tutto ciò che aveva (a parte la vedovanza) stava in una valigia sbrindellata. Decisa a non gravare su nessuno ed a conservare la propria indipendenza, la Matilde si mise alla ricerca di un lavoro e di un posto dove vivere con la Maria.

“Quando la rividi rimasi di sasso. Si era tagliata i capelli e portava le braghe. Mi disse che con il tessuto delle gonne aveva fatto pezze da cucina. Pareva un uomo” mi raccontava la mamma.

Oggi so che mia madre si sbagliava. La zia somiglia ad un uomo non per l’aspetto (i capelli corti, che porta ancora adesso, le donano molto) o l’abbigliamento, quanto per gli atteggiamenti sicuri, il piglio, l’andatura veloce, lo spirito, tutte caratteristiche più dei maschi che delle femmine. Trovò un impiego come postina, lavoro che svolge ancora oggi a turno con un collega, Remo: per fortuna il telegramma che annunciava la morte di Renzo non l’ ha dovuto portare lei alla mamma.
 Era un lavoraccio, che la costringeva a pedalare per chilometri in bicicletta per consegnare lettere e pacchi, con qualsiasi tempo. Gli anni trascorsi in Argentina però l’avevano resa più forte e non la spaventava la fatica; con i risparmi comprò una piccola casetta, lasciando l’abitazione di un’amica che l’aveva ospitata nei primi tempi. Spaccava la legna, arava i campi e falciava i prati, era capace di riparare qualsiasi congegno meccanico, leggeva, s’interessava di sport e politica, quello che non sapeva fare lo imparava presto.
Cosa più importante, non aveva più cercato un uomo, benché i corteggiatori non le mancassero. Quando la mattina passava in bicicletta per le vie del paese i giovanotti le urlavano: “C’è posta Matilde?” e fischiavano in segno d’approvazione. Lei rideva, a volte si fermava a parlare. Era giovane e bella, quando fui più grandicella le chiesi perché non desiderasse risposarsi. Un giorno che lei e la Maria erano passate a casa nostra, avrò avuto otto o nove anni, le dissi che sposandosi di nuovo non avrebbe più dovuto lavorare tanto. Lei non si scompose, mi venne vicino e, parlandomi piano come fosse una confessione, mi confidò che lavorare le piaceva molto. Non riuscivo a capire come potesse esser contenta di pedalare per ore sotto la pioggia o di spaccarsi la schiena in lavori che un uomo poteva svolgere al suo posto. Rimasi senza parole, la zia rise del mio silenzio e aggiunse che un lavoro fatto con tutti i crismi dava grande soddisfazione.
Fino ad allora l’unico modello di donna che credevo possibile era quello della ragazza che diventa moglie e madre e si affida in tutto e per tutto alle decisioni del marito: una come mia madre, insomma. Le sue parole mi avevano confuso; era l’unica donna della borgata a vivere sola, in una casa senza un uomo, e sola aveva allevato la figlia. Molte delle altre, anche quelle rimaste vedove, si erano maritate con i primi uomini disponibili per paura di doversi arrangiare o apparire indecorose. Sapevo che quella condizione era la causa di molti litigi familiari, perché soprattutto suo padre (e mio nonno) la voleva sistemata e “normale” come le altre.
Io vedevo la vita della zia come un qualcosa di strano ed allo stesso tempo affascinante e proibito e non sapevo mai bene se imitarla o, in certi momenti, specie quando ne sentivo parlare dai miei, compatirla. Avevo sempre questi pensieri, a volte m’immaginavo trasformata in un ragazzo per quelle folli idee di libertà, di una vita mia, con le mie sole forze su cui contare e non comprendevo perché indossare delle braghe di fustagno fosse peccato.
 Una volta il signor curato, vedendola abbigliata da maschio, le ricordò che il Signore aveva stabilito che le donne dovevano indossare vesti e che, se non aveva più gonne in casa, la perpetua sarebbe stata lieta di cucirne una per lei. La Matilde scoppiò a ridere come al suo solito, domandando al signor parroco se per caso i preti, che indossano la tonaca, fossero in realtà delle donne.
Quando era da noi, mentre mia madre cucinava lei leggeva, commentava le notizie del giorno cercando invano di coinvolgere mio padre. Lui non condivideva i modi della Matilde, quel rifiuto di “stare al suo posto” e non di rado cercava di umiliarla, senza tuttavia riuscirci, ricordandole che quelle erano robe da uomini.
Fin dall’inizio, alla zia non è mai piaciuto il Duce e non ha più cambiato opinione. Una volta acciuffò me e Renzo mentre, vestiti con la divisa dell’Opera nazionale Balilla, raggiungevamo il sagrato della chiesa per gli esercizi ginnici del sabato. Ci spogliò e, dopo averci rivestiti con altri abiti, ci disse di andare a giocare, che sicuramente il nostro fisico ne avrebbe tratto maggiore giovamento.

“Sono due porci, quelli lì. Sono stati capaci solo di urlare in piazza alla gente sciocca che li applaudiva” l’ho sentita dire una volta, riferendosi al Duce e Hitler, dopo un comizio di Mussolini trasmesso per radio, seguito da Galeazzo “testa di cazzo” Ciano, come dice lei riprendendo uno sfottò popolare.
 Detesta il Duce per molte ragioni, soprattutto per quello che pensa delle donne, e ripete spesso che lei si sente tale anche se non ha ricevuto alcuna medaglia al merito o un premio in danaro durante una cerimonia pubblica per aver partorito dodici figli per la Patria, perché non potrà mai riconoscersi nel “Credere, obbedire, combattere e..partorire!”.

mercoledì 4 luglio 2012

PERCHÉ LA STRADA DI CASA




La strada di casa è una metafora per indicare:

  • per Anna, che ritrova il diario della madre scritto durante la seconda guerra mondiale, la possibilità di conoscere una parte del suo passato attraverso un viaggio tra il Trentino, la Germania e infine la Polonia;
  • per Sara, madre di Anna, negli anni della guerra, la volontà di amare un soldato tedesco nonostante tutto e coniugare questo con l’affetto per la zia Matilde, staffetta partigiana:
  • per Matilde la voglia di essere accettata, anche se non espressa chiaramente, anche se è una donna anticonformista, partigiana, indipendente.

La strada di casa è prima di tutto la necessità per queste donne di essere accettate per come sono, oltre che per Anna la necessità di conoscere un pezzo della sua vita rimasto nascosto per moltissimi anni.

lunedì 13 febbraio 2012

LA STRADA DI CASA A CASTELFONDO




Sabato 11 febbraio all’Ostello della gioventù a Castelfondo si è svolta la rappresentazione teatrale “La strada di casa” tratta dal mio libro a cura del gruppo culturale teatrale Amici…di Castelfondo e val di Non. La rappresentazione, dopo quelle di Cles, Dimaro e Fondo, è così approdata nel paese dove il libro è ambientato. Desidero ringraziare il gruppo, gli attori e tutti i tecnici, il gruppo dei RaNDy’$ e in generale tutti coloro che hanno reso possibile tutto il progetto. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato agli spettacoli, grazie a chi ha acquistato il libro (ne ho di disponibili, se interessa, scrivendomi a larazavatteri@gmail.com). Grazie a tutti, è stato bellissimo e una forte emozione, per me, vedere la mia storia narrata a teatro.

mercoledì 21 settembre 2011

RISPONDETE ALLA DOMANDA E DIVENTATE FAN SULLA PAGINA DI FACEBOOK

Rispondete alla domanda e diventate fan della pagina del libro su Facebook!

Su Facebook cercate La strada di casa  e rispondete, vi aspetto!

mercoledì 14 settembre 2011

LE IDEE DI MATILDE SUL DUCE

Riporto qui un estratto del libro in cui Sara, che scrive il diario tra il 1943 e il 1945, parla della zia Matilde, del suo modo di essere e del suo pensiero nei confronti del fascismo:


"Io vedevo la vita della zia come un qualcosa di strano ed allo stesso tempo affascinante e proibito e non sapevo mai bene se imitarla o, in certi momenti, specie quando ne sentivo parlare dai miei, compatirla. Avevo sempre questi pensieri, a volte m’immaginavo trasformata in un ragazzo per quelle folli idee di libertà, di una vita mia, con le mie sole forze su cui contare e non comprendevo perché indossare delle braghe di fustagno fosse peccato.

 Una volta il signor curato, vedendola abbigliata da maschio, le ricordò che il Signore aveva stabilito che le donne dovevano indossare vesti e che, se non aveva più gonne in casa, la perpetua sarebbe stata lieta di cucirne una per lei. La Matilde scoppiò a ridere come al suo solito, domandando al signor parroco se per caso i preti, che indossano la tonaca, fossero in realtà delle donne. 

Quando era da noi, mentre mia madre cucinava lei leggeva, commentava le notizie del giorno cercando invano di coinvolgere mio padre. Lui non condivideva i modi della Matilde, quel rifiuto di “stare al suo posto” e non di rado cercava di umiliarla, senza tuttavia riuscirci, ricordandole che quelle erano robe da uomini. 

Fin dall’inizio, alla zia non è mai piaciuto il Duce e non ha più cambiato opinione. Una volta acciuffò me e Renzo mentre, vestiti con la divisa dell’Opera nazionale Balilla, raggiungevamo il sagrato della chiesa per gli esercizi ginnici del sabato. Ci spogliò e, dopo averci rivestiti con altri abiti, ci disse di andare a giocare, che sicuramente il nostro fisico ne avrebbe tratto maggiore giovamento.

“Sono due porci, quelli lì. Sono stati capaci solo di urlare in piazza alla gente sciocca che li applaudiva” l’ho sentita dire una volta, riferendosi al Duce e Hitler, dopo un comizio di Mussolini trasmesso per radio, seguito da Galeazzo “testa di cazzo” Ciano, come dice lei riprendendo uno sfottò popolare.

 Detesta il Duce per molte ragioni, soprattutto per quello che pensa delle donne, e ripete spesso che lei si sente tale anche se non ha ricevuto alcuna medaglia al merito o un premio in danaro durante una cerimonia pubblica per aver partorito dodici figli per la Patria, perché non potrà mai riconoscersi nel “Credere, obbedire, combattere e..partorire!”.

martedì 19 aprile 2011

LA STRADA IN UN MAGAZINE VIRTUALE

In alto nel blog vedete una finestrella, si tratta di un breve "magazine" con l'inizio del libro, sfogliabile online. Basta cliccare sul lato destro dove compare una freccia e per leggere meglio cliccare invece sull'immagine.

mercoledì 30 marzo 2011

LA STRADA DI CASA E LA STORIA D'ITALIA

Anche la Strada di casa parla della storia d'Italia.

La Strada racconta di un periodo specifico della nostra storia, quello della seconda guerra mondiale, attraverso un diario che parte dal 1943 e termina due anni dopo. Sara, una delle protagoniste, scrive dalla val di Non (Trentino, Castelfondo in particolare) delle sue vicende personali (che s'intrecciano però anche con la Storia) ma anche di ciò che sta accadendo al Paese. Si parla dell'Armistizio, di Cefalonia, dei partigiani, dell'occupazione tedesca, dell'uccisione di Ciano, della fine della guerra.

Anche questa è una delle storie della nostra Italia.

lunedì 21 marzo 2011

IL DISPERSO DI MARBURG DI NUTO REVELLI


Nuto Revelli pubblicò nel 1994 questo libro, "Il disperso di Marburg" che è in pratica il diario di una ricerca durata diversi anni al fine di dare veridicità ad un episodio che, non si capiva bene se fosse realtà o fantasia.

Si trattava di dare un nome e un volto a un soldato, presumibilmente tedesco, che a Cuneo nel 1944 era solito uscire dalla sua caserma, ogni mattina, con un cavallo, forse ignaro dei pericoli cui andava incontro, essendo la zona presidiata dai partigiani.

Nuto Revelli, alpino della Tridentina sul fronte russo nel '42 e poi partigiano, ascoltò le notizie dalle fonti orali che parlavano di questo "tedesco buono", anche se poi non si capirà quanto fosse buono in realtà e iniziò la sua ricerca con alcuni amici, riuscendo a capire quel mistero.

Anche nel mio libro "La strada di casa" c'è un tedesco buono, ostile alla guerra e al nazismo ma costretto ad arruolarsi, di cui s'innamora Sara, una donna sposata. Ne nasce una storia impossibile, anche perchè la zia di Sara è una staffetta partigiana.

Non è sempre facile capire dove stanno i buoni e i cattivi, nemmeno in guerra.

lunedì 14 marzo 2011

EDDA E IL SUO AMORE IMPOSSIBILE



Ieri sera è andata in onda la fiction "Edda Ciano e il comunista", che racconta la storia tra Edda, figlia primogenita di Mussolini e Leonida Bongiorno, comunista di Lipari, luogo dove Edda viene mandata al confino.

Si trattò di un amore pericoloso e impossibile: lei figlia del Duce, lui appena tornato dalla guerra e comunista. Eppure di un amore si è trattatao, per quanto breve, proprio come quello che per poco tempo lega Sara, ne "La strada di casa" al soldato tedesco, qualche anno prima del periodo narrato ne "Edda Ciano e il comunista".

Una storia ancora più al limite, che pure si svilupperà tra i due protagonisti, anche se non senza dolori e conseguenze negative.

Leggete il report gratuito per farvi un'idea, cliccate nell'area qui a destra e scaricatelo. Avrete così un'idea di cosa parla La strada di casa.